Storia di un gesto: il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso
A Milano alla Fondazione Luigi Rovati la mostra curata da Salvatore Settis Storia di un gesto: il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso, costruita attorno a tre elementi strettamente interconnessi.
Il primo è il mito di Meleagro, tra i racconti più intensi della tradizione classica.
Il secondo è il sarcofago romano con il rilievo raffigurante la Morte di Meleagro (ca. 170–180 d.C.), appartenente alla collezione Brenta-Torno ed esposto per la prima volta al pubblico.
Il terzo è il cosiddetto “gesto della disperazione”, una delle più incisive formule figurative del dolore nella tradizione artistica occidentale.
Nato e codificato in età romana, il gesto conosce una lunga eclissi nella tradizione figurativa europea, per poi riemergere a partire dal XIII secolo e riassumere un ruolo centrale nella rappresentazione del dolore.
Il percorso espositivo ne ricostruisce l’origine in età classica, documenta la sua prolungata assenza dalla tradizione figurativa europea e ne segue la riapparizione — da Nicola Pisano fino a Giotto — fino alle persistenze nell’arte contemporanea, con riferimenti che giungono a Guernica di Pablo Picasso.
Già nel 1901 Aby Warburg riconobbe nella figura in preda alla disperazione dei sarcofagi di Meleagro una fonte decisiva per la “resurrezione” di questo gesto dopo un lungo oblio, esemplificata in mostra da tre tavole dell’Atlante Mnemosyne.
Salvatore Settis
Salvatore Settis ha diretto il Getty Research Institute di Los Angeles (1994-1999) e la Scuola Normale Superiore di Pisa (1999-2010) e ha presieduto il Consiglio Superiore dei Beni Culturali (2007-2009) e il Consiglio Scientifico del Louvre (2010-2023). Ha avuto a Madrid la Cátedra del Prado, a Mendrisio (Svizzera) la Cattedra Borromini, è stato Warburg Professor ad Amburgo e ha tenuto le Isaiah Berlin Lectures a Oxford e le Mellon Lectures alla National Gallery di Washington. Ha scritto di arte classica (La Colonna Traiana, 1988; Laocoonte. Fama e stile, 1999), moderna (La Tempesta interpretata, 1978; Raffaello tra gli sterpi, 2022) e contemporanea (Incursioni, 2020). Fra i suoi libri di politica culturale, Futuro del ‘classico’, 2004; Paesaggio Costituzione cemento, 2010; Se Venezia muore, 2014; Architettura e democrazia, 2017. Suoi scritti sono stati tradotti in diciotto lingue. Ha curato mostre come I marmi Torlonia (Musei Capitolini, Gallerie d’Italia a Milano, Louvre) e Recycling Beauty (Fondazione Prada, Milano).