Le mostre del 2026

La Fondazione Luigi Rovati presenta il programma espositivo 2026, articolato in tre grandi progetti al Museo d’arte e in un ciclo di mostre nel Padiglione d’arte.

 

Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi

1 aprile – 4 ottobre 2026

 

Gli straordinari bronzi etruschi dell’antica Collezione Corazzi, provenienti da Cortona e oggi conservati al Rijksmuseum van Oudheden di Leida, tornano eccezionalmente in Italia.

Il progetto espositivo racconta una storia di scambi culturali e di collezionismo illuminato.

Dopo una prima tappa al MAEC di Cortona, il nucleo di bronzi giunge a Milano per una mostra realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden, l’Accademia Etrusca di Cortona e il Comune di Cortona.

 

Storia di un gesto: il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso

13 maggio – 2 agosto 2026

 

Curata da Salvatore Settis, la mostra è costruita attorno a tre elementi strettamente interconnessi.

Il primo è il mito di Meleagro, tra i racconti più intensi della tradizione classica.

Il secondo è il sarcofago romano con il rilievo raffigurante la Morte di Meleagro (ca. 170–180 d.C.), appartenente alla collezione Brenta-Torno ed esposto per la prima volta al pubblico.

Il terzo è il cosiddetto “gesto della disperazione”, una delle più incisive formule figurative del dolore nella tradizione artistica occidentale.

Nato e codificato in età romana, il gesto conosce una lunga eclissi nella tradizione figurativa europea, per poi riemergere a partire dal XIII secolo e riassumere un ruolo centrale nella rappresentazione del dolore.

Il percorso espositivo ne ricostruisce l’origine in età classica, documenta la sua prolungata assenza dalla tradizione figurativa europea e ne segue la riapparizione — da Nicola Pisano fino a Giotto — fino alle persistenze nell’arte contemporanea, con riferimenti che giungono a Guernica di Pablo Picasso.

Già nel 1901 Aby Warburg riconobbe nella figura in preda alla disperazione dei sarcofagi di Meleagro una fonte decisiva per la “resurrezione” di questo gesto dopo un lungo oblio, esemplificata in mostra da tre tavole dell’Atlante Mnemosyne.

 

 

Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari

14 ottobre 2026 - 10 gennaio 2027

 

La mostra propone un viaggio attraverso santuari costieri, luoghi di culto legati alle acque termali e sorgive e contesti portuali. Dall’Etruria tirrenica ai principali centri del Veneto antico, il percorso restituisce il ruolo dell’acqua come spazio di relazione con il divino, strumento di guarigione e luogo di incontro tra comunità e culture diverse.

Il progetto offre una visione articolata delle pratiche religiose connesse a mare, fiumi, laghi e fonti, includendo anche le più recenti scoperte dei Bronzi di San Casciano.

La mostra si sviluppa in due tappe distinte e complementari ed è realizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia (Appartamento del Doge a Palazzo Ducale, 6 marzo - 29 settembre 2026).

 

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Nel Padiglione d’arte

Progetti di cooperazione internazionale

 

Nel Padiglione d’arte la Fondazione presenta due progetti di cooperazione internazionale.

A maggio sarà inaugurata You Are Not Alone, una mostra con gli scatti fotografici di Marco Mignani organizzata della Fondazione Dr. Ambrosoli. Le immagini, realizzate presso il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo, nel Nord dell’Uganda, documentano le storie di alcune famiglie toccate dalla disabilità e il loro percorso di cura.

Il progetto You Are Not Alone, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, si concentra su diagnosi precoce, cure specialistiche, formazione del personale sanitario e supporto alle famiglie. Oltre alla prevenzione e al trattamento delle disabilità visive, motorie e mentali, l’iniziativa mira a promuovere l’inclusione sociale e a migliorare la qualità della vita.

 

A giugno Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo della Fondazione Imago Mundi e con il patrocinio dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, presenta le opere e le testimonianze di 264 artisti che vivono o hanno vissuto nei campi rifugiati di Africa, Medio Oriente, Asia, Europa e Americhe.

Il progetto dà voce a una creatività che nasce in contesti di precarietà, raccontando i campi non solo come luoghi di emergenza, ma come spazi complessi, vitali e in continua trasformazione.

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