Diego Cibelli. Una vita all'aria aperta
Edizione bilingue Ita/EngÂ
Il suo repertorio è mutevole quanto il suo pensiero. Diego Cibelli assorbe avidamente tutto ciò su cui posa lo sguardo, dagli oggetti di uso quotidiano alle incisioni rinascimentali e neoclassiche, passando per i disegni darwiniani raffiguranti microrganismi acquatici, la natura vegetale e animale, lâarte greca e quella etrusca, la favola, la commedia e i bestiari mitologici. Per lui la creazione è rĂŞverie in azione: uno strumento di conoscenza diretta del mondo, una componente imprescindibile della ragione.
Figlio di Napoli, dopo gli studi in Campania e a Berlino, allestisce il suo atelier a Scampia: nel cuore di un quartiere segnato da utopie incompiute e dal fallimento dellâurbanistica razionale, nasce lâidea di una bellezza come atto di resistenza, respiro in mezzo al caos. Per questo la sua arte è una guerriglia, ma una guerriglia condotta secondo le proprie regole, che si comprende volgendo lo sguardo alla storia recente e piĂš antica della porcellana: il materiale che lâartista ha scelto per il suo lavoro.
Questa pubblicazione è dedicata allâintervento site specific Una vita allâaria aperta realizzato per il Museo dâarte della Fondazione Luigi Rovati, dove le opere popolano ben tre spazi: lâatrio del palazzo, con quattro maschere dâispirazione etrusca; la sala dâingresso del Piano Nobile, con quattro personaggi dai tratti antichi che si muovono in una danza circolare, sospesi nel vuoto, mentre sulla parete una coppia di uccelli si protende verso lâesterno; lâampia facciata che dĂ sul giardino, animata da rilievi di figure antropomorfe, animali ed elementi floreali.
Cibelli predilige il candore del biscuit, ottenuto grazie alla cottura del caolino ad altissima temperatura, che consente di modellare corpi e panneggi dallâaspetto marmoreo, e plasma lâidea direttamente nella creta dando vita, grazie a uno stampo in gesso, a forme candide e crude che dovranno passare dalla prova del fuoco. Emblema al contempo di resistenza e fragilitĂ , nelle sue mani la porcellana diventa carnale, ironica, popolare. Le sue figure e i suoi frammenti sono metafore dove la forma non è mai del tutto la stessa, nĂŠ mai del tutto unâaltra: foglie, rami, volti, gambe e mani si distendono, si seducono a vicenda nella danza del piacere, del gioco, della sorpresa e della vita.